Colori “pacchiani” dissero i giudici stroncando la sua prima mostra.

A William Eggeleston non piaceva molto studiare. Frequentò la Vanderbilt University per un anno. Dedicò sei mesi di studi alla Delta State College. Infine studiò all’Università del Missisippi per circa cinque anni, ma senza completare gli studi.

Negli anni di Università William legge e studia, appassionasosi ai libri di grandi fotografi come   Walker Evans, Henri Cartier-Bresson e Robert Frank. Il 1958 fu per lui un anno decisivo: un amico gli regalò la Leica ed iniziò a fotografare. Foto in bianco e nero naturalmente. La prima fonte di ispirazione fu il libro “Il momento decisivo” di Cartier-Bresson. Presto però abbandonò il bianco e nero per dedicarsi alla sperimentazione del colore.

Le prime fotografie a colori risalgono già alla prima metà del 1800, con tentativi di colorazione dei daghettotipi. In seguito nel 1861 Maxwell utilizzò la teoria addittiva dei colori di Thomas Young. Vari e ripetuti furono i tentativi e i metodi realizzati sino alla creazione della prima pellicola a colori, nel 1936. Nel 1949 nacque la Polaroid con pellicola a sviluppo e stampa immediata, che ebbe grande diffusione negli anni  ’60 e ’70.

Proprio negli anni  ’70, William iniziò a fotografare a colori. Colleghi fotografi e le case d’arte erano molto legati alla tradizione del bianco e nero e, quando William realizzò la sua prima esposizione fotografica, le sue immagini furono oggetto di fortissime critiche.

William Eggleston il maestro del colore, aveva utilizzato per la produzione delle stampe la tecnica del dye-transfer, creando immagini dal colore estremamente saturo. Si tratta di una tecnica molto costosa, brevettata dalla Kodak nel 1949. Nel dye transfer i negativi  in bianco e nero, vengono stampati in tricromia, attraverso appositi filtri, che sviluppano un’ampia gamma di rossi, di blu e di gialli. Questa tecnica permetteva di ottenere una notevole profondità delle immagini e una straordinaria intensità dei colori.

La critica contro Williams fu distruttiva, tanto che anche  il grande Ansel Adams scrisse alla direzione del MOMA, che aveva organizzato la mostra, per protestare vivamente. Anche la banalità delle foto fu ampiamente criticata, in alcune  non vi era nulla, non un soggetto, ma solo il colore.

William Eggleston il maestro del colore.

Certo la banalità dei soggetti delle sue fotografie crearono all’epoca un terrmoto. Oggi però sia il fotografo che il comune spettatore guarda e considera del tutto normali queste immagini. Williams Eggleston ha creato questa rivoluzione di percezione e di gusto. Ci ha abituati a guardare il mondo con la lente di Williams Egglestone.

Influenzò decisamente altri fotografi come  Stphene Shore e Martin Parr. Anche Gus Van Sant il regista pluripremiato, ricordiamo tra gli altri Will Hunting – Genio ribelle, fu decisamente influenzato dalla sua fotografia e dalla sua filosofia visiva: lo “sguardo democratico” come William  definiva la sua attenzione verso gli oggetti di poca importanza. Pochi fotografi hanno contribuito ad un simile arricchimento della cultura visiva della nostra epoca.

http://egglestonartfoundation.org

Questo è il portale della fondazione artistica di William Eggleston. Consigio un breve escursus, per assaporarae il suoi colori e la sua “arte democratica”.

©Roberto Salvatori – tutti i diritti riservati.

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